La Storia

Dagli albori agli anni trenta

Fondata nel 1902 col nome di “Società Ciclistica Aquila” (che adottò come colori sociali il giallo ed il blu) per propagandare il ciclismo nel Valdarno e, più tardi, il calcio, vide espandersi la sua attività nel primo dopoguerra.
Il calcio iniziò a diffondersi dopo il 1910 e venne praticato a Montevarchi prima presso “Il Tondo” (piazza Cesare Battisti) usato come circuito per i cavalli (particolare curioso: date le ridotte dimensioni del campo da gioco le squadre disputavano incontri con soli 9 giocatori, poi allo sferisterio di via Mochi e presso un terreno adiacente a piazza Garibaldi detto l’Orto di Giorgio. La prima partita di cui si hanno notizie (vinta per 1-0) si svolse nel gennaio 1918 contro una rappresentativa di giovani figlinesi.
Nel 1920 avvenne una scissione che dette vita al “Club Sportivo Montevarchi” e le due società ebbero vita separata fino al 17 dicembre 1926 quando, in una “affollatissima” riunione al Regio Teatro Varchi, presieduta dal sig Enrico Pasqui, fu trovato un compromesso che dette vita a un’unica società, denominata “Club Sportivo Aquila Montevarchi”, e furono scelti i nuovi colori sociali: rosso e blu.

In questo periodo nasce anche l’esigenza di realizzare uno stadio adeguato, cosa molto sentita dalla popolazione: a tale scopo alcuni cittadini si attivarono per ridurre i tempi di costruzione con donazioni e con prestazioni gratuite.
Il primo impianto fu costruito così presso il Campo di Nicco (l’odierna Piazza della Repubblica); il terreno di gioco era delimitato da una staccionata e per spogliatoi si usava, in principio, una stanza in una colonica adiacente.
Fino quasi al 1930 le fonti storiche riguardanti le gare disputate sono davvero scarne: i giornali dell’epoca riportavano appena il risultato degli incontri disputati e, nonostante si prodigassero (come il regime fascista imponeva) di riportare che le partite erano state disputate con “impegno lodevole”, “lealmente combattute”, “gagliardamente giocate”, “virile intensità” sotto la guida dell’arbitro (solitamente uno sportivo del luogo), la cui conduzione era sempre “lodevole ed impareggiabile”, le cronache del tempo preferivano rimarcare non solo il “gran concorso di pubblico” quanto piuttosto la presenza in tribuna di signore e signorine che, con la loro avvenenza, animavano gli incontri.
Eppure la passione del calcio si diffondeva sempre di più; ecco cosa riportava la locandina di propaganda pubblicata in vista del 2 aprile 1927:
« Tempo permettendo (perché, in caso di pioggia, il campo mancava del necessario drenaggio, trasformandosi in un perfido pantano), sono in programma due partite: alle ore 14:00 l’Audax Rufina contro Club Sportivo Aquila (riserve); alle ore 15:30 SIGNA F.B.C. contro la prima squadra dell’Aquila. Si ricorda che il Signa è squadra di spessore tecnico, iscritta alla Seconda Divisione, dunque i cittadini sono pregati di non disertare le file! »
Quello del 1929/30 è il primo campionato FIGC cui l’Aquila partecipa ufficialmente: il primo obiettivo della società fu quello di offrire agli sportivi una prestazione dignitosa, “al riparo da ogni sorpresa”.
Il campionato iniziò il 27 ottobre ed il Montevarchi si trovò inserito in un girone di 6 squadre tra cui spiccava la presenza della A.C. Sangiovannese: i tifosi aspettavano con ardore il confronto, anche perché, fino ad allora, le squadre si erano affrontate solo in incontri amichevoli ma gli aquilotti avevano sempre perso.
Il primo derby di campionato si disputò l’8 dicembre a Montevarchi: evidentemente l’umore dei rispettivi sportivi, in vista della partita, doveva essere decisamente “bollente” se la stampa locale si prodigò di propagandare a tutti quanti che i tifosi dovevano dimostrare “il vincolo sincero di legame che esiste fra queste laboriose popolazioni” ed anche la partita di ritorno, disputatasi a San Giovanni Valdarno, di nuovo le cronache riportano un appello della dirigenza bianco azzurra che diceva: “la squadra montevarchina avrà fra noi accoglienze fraterne, non una mischia invereconda e brutale ma una partita cavalleresca e combattuta”
Il primo campionato si concluse in modo beffardo perché, proprio nelle ultime giornate, gli aquilotti, dopo aver condotto il girone tra le prime posizioni, furono sorpassati dal Santa Croce ma, a sorpresa, la rinuncia di tre squadre della costa labronica consentì il ripescaggio dei rossoblu in Seconda Divisione Toscana.

Dagli anni trenta agli anni sessanta

Al fine di irrobustire la squadra per disputare un campionato dignitoso la società non lesinò gli sforzi, potenziò la formazione, ampliò le tribune e chiamò quale allenatore l’ungherese Kàroly Csapkay (che i montevarchini, di fronte ad insormontabili problemi di pronuncia, italianizzarono in “Ceccai” o, più semplicemente, “Sòr Carlo”), già giocatore titolare nella Fiorentina e poi allenatore; fu grazie alla sua guida che il gioco degli aquilotti si “sgrezzò”, votandosi ad un gioco più armonico e manovrato.
I risultati furono entusiasmanti: il campionato 1930/31 vide gli aquilotti secondi solo alla “Fiorentina B”, ovvero alla squadra composta delle riserve dei Viola fiorentini, che però il regolamento dell’epoca lasciava virtualmente fuori classifica; in conseguenza di ciò fu ammessa al girone finale assieme a Piombino e Pontedecimo, che vide gli aquilotti prevalere nettamente.
È di allora la notizia della prima trasferta “di massa” dei tifosi montevarchini: al fine di non far mancare l’incitamento ai propri giocatori in una delle ultime decisive partite di campionato la società, il 1º marzo 1931, noleggiò due autobus che mise a disposizione degli sportivi i quali, al costo di 18 lire, poterono recarsi numerosi ad assistere l’incontro a Signa.
Dopo la seconda guerra mondiale (che, nel frattempo, aveva praticamente annichilito la società, continuamente dissanguata dai richiami alle armi dei giocatori) fu deciso di realizzare un nuovo e capiente impianto: nacque così il nuovo stadio, intitolato a “Gastone Brilli Peri”, in memoria dell’omonimo pilota che risiedette in città (almeno) fino al 1909; esso era dotato di una tribuna coperta e di una pista, sfruttabile sia per le gare ciclistiche che di atletica.I successivi ampliamenti comportarono, nei primi anni settanta, la realizzazione di una nuova gradinata e, nei primi anni ottanta, delle due “curve”.
Dopo un ventennio avaro di soddisfazioni nei primi anni settanta la formazione, forte di una società solida, divenne una tra le più competitive del Valdarno e il coinvolgimento cittadino crebbe a livelli esponenziali.

Gli anni settanta e ottanta

Di quegli anni vanno ricordati, più di tutti, le promozioni in serie C negli anni 1969/70 e 1971/72 (quest’ultima risolta dopo un epico spareggio, giocato a Firenze, con la Pistoiese, dopo che lo stadio, caso unico nella storia della società, era stato squalificato per un anno intero a causa dell’invasione di campo avvenuta durante la partita col Foligno, causata dal pessimo arbitraggio del signor Foschi di Forlì), la vittoria a Marassi contro il Genoa per 0-1, la vittoriosa cavalcata del 1977/78 (conclusasi col III posto in classifica e, dunque, con la nuova promozione nella nascente C2) e, più di tutti, il campionato di Serie C2 1978-1979.
Quell’anno (caso fino ad ora unico!), al termine del campionato ben 5 squadre si presentarono a pari punti al secondo posto: Montevarchi, Sangiovannese, Carrarese, Cerretese ed Imperia, pertanto la lega decise di risolvere la questione con un mini torneo di spareggio, ovvero con un girone all’italiana, con partite di sola andata.
Incredibile ma vero, al termine degli incontri tutte quante le squadre erano nuovamente a pari punti (occorre tener presente che, all’epoca, la vittoria valeva 2 punti in classifica contro i 3 attuali e la differenza reti, almeno in questo caso, non era stata presa in considerazione quale parametro per definire la classifica).
La successiva rinuncia della Cerretese sbloccò la situazione: furono sorteggiati gli abbinamenti per gli scontri diretti (sempre da disputare con “partita secca” dove, in caso di parità al termine dei tempi supplementari, l’ultima parola l’avrebbe avuta la “monetina”), dopodiché le vincenti si sarebbero affrontate tra di loro e la vincente si sarebbe aggiudicata il secondo posto.
Il Montevarchi, dopo aver sconfitto l’Imperia per 1-0, affrontò in “finale” la Carrarese, all’epoca allenata da Corrado Orrico e, dopo essere stato rimontato nei tempi regolamentari da 2-0 a 2-2, s’impose nei supplementari per 3-2.
Lo stesso anno la società si trovo curiosamente coinvolta in un affare che riguardava direttamente la Roma: quest’ultima aveva contattato l’Internacional di Porto Alegre per acquistare Falcao ma i brasiliani reclamavano un pagamento con una scadenza assai perentoria che, probabilmente, il club giallorosso non avrebbe potuto permettersi.
Fu così che l’allora presidente Viola contattò Vasco Farolfi (storico presidente montevarchino), il quale anticipò per intero la somma richiesta dai brasiliani: quale contropartita (e segno di ringraziamento), oltre al saldo della somma, quell’anno la prima amichevole che la Roma disputò fu col Montevarchi.
Gli anni ’80 si aprirono all’insegna delle amarezze: Il campionato 1979-80 si concluse con una retrocessione, evento ripetutosi al termine della stagione 1981/82, che vide i rossoblu ritornare tra i dilettanti ma già durante il campionato 1982-83 la società aveva gettato le basi per un subitaneo ritorno tra i professionisti (fallito solo alla penultima giornata) e nel 1983/84 l’Aquila vinse il campionato (e, conseguentemente, fu promosso in C2) e anche la Coppa Italia Dilettanti.

Dopo un paio di annate poco fortunate (disastrosa quella del 1985/86, con lo spareggio retrocessione perso col Civitavecchia per 0-4: soltanto a causa della radiazione del Palermo Calcio fu successivamente riammesso in C2) riuscì nuovamente ad essere promossa in C1 al termine del campionato 1987/88 (dopo lo spareggio con la Massese, disputatosi ad Empoli, e vinto per 3-2 ai calci di rigore) ed a conseguire la salvezza quello successivo.
Un paio di annate terribili (ovvero quelli disputati in Serie C1 1989-1990 e Serie C2 1990-1991) ne decretarono però la doppia retrocessione in serie D (anche stavolta per colpa di uno spareggio perso: 0-2 contro il Cecina) ma, nel mentre che la società si stava attrezzando per disputare un campionato di vertice, che permettesse alla squadra di riguadagnare la categoria perduta, giunse (cogliendo tutto l’ambiente di sorpresa) la notizia che la squadra, a causa di defezioni nelle serie superiori, era stata ripescata in C2.

Gli anni novanta

Il campionato successivo, quello di Serie C2 1991-1992, fu addirittura sorprendente: per un lungo periodo il Montevarchi occupò le prime posizioni della classifica finché, complice un calo di forma nelle giornate finali, nell’ultima giornata di campionato, disputata sul campo del “fatal Pesaro”, impattò per 3-3 contro la squadra locale, vanificando così il secondo posto in classifica (e la conseguente promozione).

Il 1994-95 fu un anno di cambiamenti: la proprietà (guidata da Lezio Losi e Vasco Farlofi, appoggiata da altri imprenditori montevarchini) decise di scegliere la “linea verde” per “disegnare” la squadra, sia per riassestare il bilancio societario sia affinché l’Aquila diventasse un trampolino di lancio per giovani motivati verso una carriera tra i professionisti. In panchina arrivò Piero Braglia, ex-giocatore rossoblu con lunghi trascorsi anche in Serie A, che forgiò una squadra grintosa, aggressiva e che fece del suo carattere la carta vincente.
I risultati superano di gran lunga le aspettative: in casa la squadra non aveva rivali e sapeva imporsi anche fuori dalle mura amiche e dalla quinta giornata il Montevarchi salì in testa alla classifica, dove rimase fino alla 27ª giornata, sorpassato da San Donà di Piave, unica squadra in grado di reggere il passo dei rossoblu.
La partita decisiva di disputò il 14 maggio 1995, col Montevarchi distanziato di 2 punti in classifica: nonostante una fitta pioggia il Brilli Peri si gremì in ogni ordine di posti e le squadre, a dispetto del campo allentato, si affrontarono a viso aperto.
Il primo tempo sorrise però ai veneti, che andarono al riposo in vantaggio per 2-0. Per il Montevarchi sembrava svanire il sogno promozione e invece i rossoblù trovarono la forza di reagire, accorciando le distanze al 49° con Menchetti e trovando il pari all’84° con Scattini. Sospinti dall’incitamento dei tifosi i valdarnesi moltiplicarono energie e determinazione, trovando così il vantaggio con Ermini all’87° ed il goal del definitivo 4-2 con Arcadio al 91°. Con una sola partita rimasta da giocare e con un punto di vantaggio la società mise a disposizione degli sportivi ben due treni speciali per affrontare l’ultima trasferta della stagione: la domenica successiva più di tremila montevarchini invasero (pacificamente) Lugo di Romagna per l’atto finale della stagione.
La partita terminò con la vittoria dei rossoblu per 2-1, aprendo così al Montevarchi le porte della C1
Il successivo campionato si aprì anch’esso in modo inaspettato: dopo essersi rafforzato nei vari reparti i rossoblu si trovarono, inaspettatamente, in testa alla classifica dopo poche giornate e, sull’onda dell’entusiasmo, mantennero un passo che permetteva loro di occupare un posto nei play off per la promozione in serie B. L’atmosfera cambiò bruscamente il 17 gennaio 1996 quando, a fronte di un intervento cardiaco fallito, morì Vasco Farolfi: la squadra perse di coesione e precipitò nei bassifondi della classifica, riuscendo comunque a mantenere (ed a farlo per altri 4 campionati) la permanenza in C1.
Tra i calciatori più famosi che hanno vestito la maglia del Montevarchi in quel periodo si ricordano l’attaccante dell’Udinese Bernardo Corradi e l’ex della Salernitana Antonio Arcadio, quest’ultimo protagonista della promozione in Serie C1.
A questi si aggiunge anche Guido Carboni, fratello maggiore di Amedeo (ex calciatore di Sampdoria, Roma e Valencia): proprio nel Montevarchi Guido ha realizzato il record di reti segnate in una sola stagione nella sua carriera.
Al termine della stagione 1997/98 Grazia Farolfi, figlia del defunto Vasco, comunicò l’intenzione di lasciare la società ed il suo posto (riservatole fin dal giorno dopo la morte del padre) fu rilevato da Giuliano Sili, fino ad allora direttore sportivo della squadra. I successivi campionati, però, videro prima la retrocessione in C2 (nel 1999/2000) e poi un lunga schiera di annate grigie, pur militando tra i professionisti.

Gli anni duemila

Evento rimarchevole nella storia della società di quegli anni fu la vittoria contro l’allora Florentia Viola sul campo dell’Artemio Franchi di Firenze nel girone d’andata di Serie C2 del 2002, con gol all’82’ dell’attaccante Marco Cellini, che successivamente militò (anche) in serie B nelle fila dell’Albinoleffe.
Terminata quella stagione, in cui il Montevarchi si salvò evitando i play-out per un solo punto grazie ad una clamorosa rimonta nelle ultime giornate di campionato, la squadra ne attraversò una molto travagliata in cui, guidata (tra l’altro) da Francesco Graziani e, infine, dall’ex Gianluca Gallorini, retrocesse direttamente in serie D dopo la sconfitta nel campo della Rosetana.
La stagione successiva, ripescato in Serie C2 e affidata di nuovo a Gallorini, il Montevarchi (schierando una formazione totalmente rinnovata) ottenne un lusinghiero nono posto ma nella stagione 2005/06 la squadra, dopo un inizio affidato a Claudio Luperto, in seguito sostituito da Claudio Filippi, non seppe mai uscire dalle zone basse della classifica e fu costretta ad affrontare il Prato ai play-out: il doppio pareggio per 0-0 favorì i lanieri, che avevano una miglior posizione nel campionato, decretando così la retrocessione in Serie D dei rossoblu dopo 28 anni passati tra i professionisti.
In seguito a delle gestioni societarie controverse, la società cadde in una lenta quanto inesorabile crisi economica e finanziaria e, nonostante alcune stagioni positive (come il 2008-09 in serie D), il Montevarchi divenne sempre meno protagonista dei campionati cui era iscritto.

Gli anni duemiladieci

Durante la stagione 2010-2011 la crisi raggiunse un punto fatale e la vecchia società fu dichiarata fallita il 24 novembre 2011. Tuttavia, un gruppo di imprenditori locali si erano detti disponibili a sostenere un altro progetto montevarchino di calcio, l’Audax Montevarchi (allora militante in Seconda Categoria toscana), che il 19 novembre 2011 divenne la prima squadra cittadina, acquisendo lo storico marchio “C.S. Aquila 1902”, precedentemente donato alla città dall’ex presidente Vittorio Firli. Il 16 luglio 2012 l’Audax cambiava ufficialmente denominazione in “A.S.C.D. Aquila 1902 Montevarchi”. La nuova società ha ricostruito (praticamente da zero) squadra, settore giovanile e rapporto coi tifosi (ritornati in massa allo stadio) ed ha iniziato un cammino per ritornare nei campionati più importanti, centrando (per la prima volta nella sua storia) tre promozioni consecutive, dalla Seconda Categoria fino all’Eccellenza.